AVRAI SUCCESSO CON I BAMBINI
Facevo il musicista a tempo pieno. Un giorno mi trovai a suonare dal  vivo le musiche per uno spettacolo teatrale per bambini in una biblioteca. Suonavo la batteria e un ricco  set di percussioni.
Alla fine dello spettacolo i bambini si avvicinarono affascinati dagli strumenti.
Proposi loro di provarli e nel giro di pochi minuti mi ritrovai per la prima volta a gestire una cinquantina di bambini, organizzando a turno delle piccole orchestre.
Senza che me ne accorgessi passai così tutto il pomeriggio.
Mentre smontavo i miei strumenti, si avvicinò una signora, mi mise una mano sulla spalla e, guardandomi negli occhi, dopo una breve pausa, mi disse:

Tu con i bambini avrai molto successo

Da un lato questa affermazione mi colpì e dall’altro la dimenticai immediatamente: facevo il musicista e non mi interessavano i bambini.

L’INCONSAPEVOLE INIZIO
Ed ecco che nel pieno della mia carriera musicale un amico che conduceva laboratori teatrali, mi propose di condurre una serie di laboratori musicali in una scuola primaria.
Qualche giorno dopo mi tornò in mente la frase della signora “avrai successo con i bambini”, ma in breve fu travolta dai ritmi delle mie percussioni e la mia risposta di allora fu:

“Non ho tempo, devo suonare, non l’ho mai fatto e non sono capace”

Ogni volta che i suoni esterni tacevano, però, quella frase riaffiorava alla mia mente.

Quando a questa voce si aggiunse la mia necessità interna di utilizzare la musica come uno strumento educativo in termini trasversali, solo allora accettai la proposta del mio amico.

L’inizio dei laboratori fu… UN DISASTRO! Confusione totale

ENTUSIASMO E DELUSIONE
I bambini erano felici di vedermi e delle mie proposte, ma non si riuscivano a creare le condizioni affinché si potessero fare i giochi e le attività che proponevo, se non in modo parziale o tirati per i capelli.
Le competenze in musicoterapia e PNL (Programmazione Neurolinguistica), che stavo acquisendo, più la mia indole creativa, non erano sufficienti ad abbattere quel muro di confusione e costruire un ambiente di ascolto, attento e costruttivo.

Sapevo cosa non volevo fare e non sapevo cosa fare

Non volevo: gridare; punire; minacciare; pretendere che facessero ciò che gli proponevo.
E non sapevo cosa fare se non proporre nuove idee, giochi ecc., che però sembravano inutili a cambiare le condizioni generali e l’atteggiamento dei bambini in classe.

Non c’era verso: la mia presenza faceva esplodere in loro la logica dell’intervallo

LA SCOPERTA
Mi resi conto che nonostante continuassi a proporre continui e differenti esercizi/giochi creativi sulla musica, la situazione non cambiava.
Iniziai a comprendere che il problema non stava nelle attività che proponevo e, di conseguenza, che nemmeno la soluzione poteva venire da quelle.

C’era qualcos’altro che mi stava sfuggendo

Così iniziai a osservare più “da lontano” e più in profondità cosa stava realmente accadendo. E vedevo che questi bambini, che dicevano di voler fare ciò che gli proponevo, non riuscivano a dirigere le proprie azioni per portare il gioco a compimento, a meno che li avessi minacciati o puniti: paradigma da loro ben conosciuto e da me bandito.

In sostanza, non conoscevano e non attivavano le facoltà necessarie a scegliere davvero in base ad un desiderio interno e a portare avanti la scelta fatta: attenzione, volontà e consapevolezza (auto-osservazione). Nessuno glielo aveva insegnato.

A scuola non c’è uno spazio dedicato affinché i bambini possano scoprire, attivare e allenare forze come attenzione, volontà, consapevolezza e in generale le qualità interiori.
Compresi che era necessario guidare i bambini a scoprire, attivare e allenare quelle forze interiori che potessero aiutarli a divenire guide di sé, anziché rimanere schiavi delle abitudini proprie e dell’ambiente.
Così da poter divenire più padroni del proprio mondo interno e del proprio agire esterno.
Questo è ciò che decisi di fare: cominciai a riflettere su COME  ciò potesse essere fatto.
Mi posi le prime domande, sulla base delle quali nacquero i primi giochi ed esperimenti.
E così…

Scoprii che i bambini non amano la confusione. Semplicemente la confusione è un’abitudine
Creare un clima di attenzione, armonioso, costruttivo e motivato, è un arte. Bisogna sapere come fare
Scoprii che nel momento in cui i bambini vengono aiutati a divenire consapevoli di cosa sta accadendo in classe e li si pone nella condizione di sperimentare altre possibilità, scelgono sempre ciò che è più utile e costruttivo per sé e per gli altri

Ecco. Così iniziò il lavoro che, ad oggi, Attoeducativo sta portando nel mondo.

ATTOEDUCATIVO: IL PROGETTO
Nel 2015 nacque Attoeducativo, una pagina Facebook che nel giro di tre anni acquisì più di 20.000 fans, di cui il 97% insegnanti (ora siamo a più di 40.000).
Questa risposta dimostrò l’interesse del materiale che stavo condividendo sulla pagina.
Nacque il workshop “Come creare un clima di attenzione in classe”, per il quale, in seguito alle numerose richieste, dovetti fare 4 edizioni nel giro di sei mesi, e in seguito ne feci altre. Successivamente nacquero altri workshop.
Era un periodo di iperattività: conduzione laboratori; creazione di post per Facebook; creazione contenuti per i workshop; studio e lavoro sulla comunicazione per promuovere   e lanciare i progetti;  interazioni con il pubblico.
Fu allora, nel pieno dell’attività che incontrai Federica Tassini, la mia attuale collaboratrice. Corsista della scuola Tre Counseling, decise di impegnare parte del suo tirocinio seguendo i laboratori che tenevo nelle scuole: “I piccoli esploratori di sé”.

Si innamorò del lavoro. Ogni volta, dopo i laboratori, seguivano lunghe chiacchierate in merito a ciò che era accaduto e ogni volta rimanevo colpito dalla lucidità e dalla finezza delle sue domande e riflessioni.
Quando lessi la tesi che scrisse in merito al tirocinio, rimasi profondamente colpito. Rivelava con estrema chiarezza il cuore del lavoro, la sua logica, gli obiettivi e i valori sottesi.
La frequentazione di Federica mi portò a conoscere aspetti dei laboratori di cui non sempre ero consapevole.
In breve tempo iniziammo ad ipotizzare una collaborazione, senza sapere ancora come e in che modo: ci vollero parecchi mesi prima che divenisse ufficiale.
Così nell’autunno del 2019 iniziamo a lavorare assieme a nuovi progetti e costruire una visione di Attoeducativo.
A lei piace definirsi “la spalla”.
Il suo contributo per me e per Attoeducativo è preziosissimo, in particolar modo quando:

“Spacca il capello”, analizzando e approfondendo ogni aspetto;

Assume il ruolo di “Osservatore partecipante”, offrendo un altro punto di vista, quello da antropologa;

Mette in atto le sue capacità gestionali, organizzative e di sistematizzazione;

Contribuisce a livello creativo nella costruzione di ogni progetto;

Ci mette quel suo pizzico di poesia e teatralità.

Insieme, supportati dalla profonda amicizia e stima reciproca

LA NOSTRA MISSIONE È
Offrire alle scuole strumenti pratici, testati ed efficaci, per aiutare i bambini a scoprire, attivare e allenare le forze interiori (calma, attenzione, volontà, pazienza, determinazione ecc…), dando vita a classi più attente, serene e costruttive.
Le fondamenta per  generare gioia di apprendere e saggezza

MENZIONE SPECIALE
Tanti amici e colleghi mi hanno spronato ad intraprendere questo viaggio.
Tra questi, un GRAZIE particolare va alla mia carissima amica Valentina Bassi – psicologa, counselor e trainer – impegnata nel lavoro psicologico con gli adulti (individualmente e in gruppo) che vide in questo lavoro con i bambini la possibilità di essere di aiuto anche agli adulti, offrendo loro la possibilità di vedere in modo nuovo il rapporto con il mondo dei piccoli. Riflettemmo e progettammo molto assieme.